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SENSUALITUDINE

Carmen cala i suoi nudi in una realtà che al tempo stesso non rinnega, anche se non li utilizza a pieno, i lasciti della spiritualità e della sofferta esperienza dell’arte informale come libertà d’inven-zione, di gestualità, di collocazione nello spazio. Accostandosi al tema della centralità della dimensione umana, l’artista acquista consape-volezza di sé e del suo tempo. Si riconosce nella corrente di pensiero che in arte, e non solo, teorizza la necessità di un nuovo Umanesimo e nella filosofia antropocentrica che rafforza la convinzione di porre l’uomo al centro del suo percorso pittorico. Il risultato è quello di una interpretazione del nudo del tutto originale con la veemenza e la spontaneità di un  canto, dove l’artista riversa tutto l’ardore gno-seologico che ha caratterizzato gli

anni della sua maturazione. Uomini e donne rappresentati “a sesso aperto”, nella loro intimità più segreta appaiono al fruitore colto come sintesi di una consapevolezza della fugacità della vita, dove l’Eros, va precisato, trova piena legittimità estetica nell’equilibrio etico-formale che l’autrice sa rappresentare. L’artista è abilissima nel riuscire a sottrarre il messaggio visivo all’archetipo, all’idea di un Eros primordiale per consegnarlo, mediato da una humanitas tutta sua, al godimento poetico, elegiaco, della rappresentazione. Donne nude, da sole, in coppia o a gruppi, distese in ispirati abbandoni o vitalizzate da contorsioni di libertà, non esprimono mai profferte di atteggiamenti allusivi. Legate da una forte emotività dialogante, le figure appaiono indifferenti all’analisi di chi guarda e quando il segno scava per celebrare, con realismo scarno e a volte violento, genialità segnate, la composizione vira verso una sacralità evocativa più vicina al dramma umano della nascita che a conclamate sensualitudini. L’organo femminile per la nostra non è mai la sede terminale dell’eros, ma la sacra Porta del Mondo, la prima soglia della luce dopo tanto buio.

Le curve dei corpi espresse non con continuità di tratto ma frantumate in linee pure impastate con omologhi chiaro scuri o con macchie di colore spesso circoscritte o sbavate, chiudono l’immagine in quel singolare espressivo pittorico che qualche critico ha definito del disegnare dipinto.

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