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RITORNO AGLI ULIVI

A confermare la circolarità del suo mondo poetico ed umano Gerardo Leonardis pubblica il suo quarto volume e lo intitola Ritorno agli ulivi. Ancora un poema, e questa volta con l’intento di vivisezionarsi, di ripassare, come diceva Ungaretti, le epoche della sua vita, ma per proiettarsi verso il futuro. Ritorno, dunque, come presa di coscienza del proprio essere, e però fuga in avanti, con affacci verso le lontananze da venire. E ciò, è evidente, può accadere soltanto se ci rendiamo conto che una improvvisa follia ha colpito il poeta e l’ha spinto nel gorgo dei ricordi e gli ha illuminato sentieri che altrimenti non avrebbe osato guardare…  Leonardis è in preda ad una magia e sembra che quasi fisicamente compia il ritorno alla piana del pozzo, luogo tra gli ulivi in

cui avvenne la sua educazione sentimentale. Gli ulivi sono il nido caldo della prima passione, dei primi abbracci, del primo contatto col corpo di una donna e possono compiere il miracolo per valicare i limiti del tempo, il miracolo di un altro ritorno. Alla piana del pozzo fu squarciato il velo del mistero, avvenne la conoscenza , come dice la Bibbia, e il corpo perciò ritornerà “corpo vivo” per altre imprese d’amore... In troppi ignorano gli ulivi e scatenano guerre fratricide, diffondono il terrore. Il poeta sa che è storia antica e cita Tibullo per ricordarcelo, ma è convinto che la forza dell’amore può vincere.  Basterebbe non ignorare gli ulivi, come quelli di Calabria, come le piante secolari  ed immense della sua diletta Rossano che tendono al mondo le loro braccia. La cronaca fa spesso capolino nell’immaginario poetico di Leonardis e gli eccidi commessi dai turchi sulle rive dello Jonio vengono evocati accanto al disastro commesso con la distruzione delle Torri Gemelle, ma egli non s’adira, non si pone come giudice, né scatena violenza o odio, offre l’ulivo, per la pace, per la fratellanza.

(Dante Maffia)

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